LA SPIAGGIA DI CAPO D'ORLANDO. Capo d'Orlando era orlata da una spiaggia ampia e profonda che, in alcuni tratti, raggiungeva una profondità di oltre 80 metri. LA SPIAGGIA DI CAPO D'ORLANDO. La spiaggia era così ampia e profonda che, nel corso della festa patronale, sulla spiaggia si posizionavano le giostre per bambini e ragazzi. Nella prima metà degli anni '80, a seguito dell'urbanizzazione della fascia costiera ed al manifestarsi dell'erosione della spiaggia, si realizzò un massiccio intervento, consistente nella posa di 17 scogliere artificiali in tetrapodi di cemento, paralleli alla battigia. Queste scogliere hanno intrappolato gran parte del traporto litoraneo di sabbia (notare i tomboli) lasciando quasi completamente priva di alimentazione la spiaggia antistante il lungomare e l'abitato. E' bene ricordare, che il flusso di sabbia si muove radente la costa in una direzione prevalente e lungo tutta la costa tirrenica siciliana è rivolto verso levante, per la prevalenza delle onde di maestrale (NW). PRIMA... Lungomare A. Doria, antistante l'incrocio con via Cordovena. Prima della costruzione delle 17 scogliere artificiali in tetrapodi di cemento, paralleli alla battigia. ...DOPO la costruzione delle 17 scogliere artificiali in tetrapodi di cemento, paralleli alla battigia. Le scogliere hanno intrappolato gran parte del traporto litoraneo di sabbia lasciando quasi completamente priva di alimentazione la spiaggia antistante il lungomare e l'abitato. LUNGOMARE FINE ANNI '80. Venendo a mancare la difesa naturale costituita dalla spiaggia, il tratto di lungomare antistante via Cordovena, ad ogni mareggiata anche di lieve entità, veniva devastato dal mare. (Foto di G. Bottino) LUNGOMARE FINE ANNI '80. (Foto di G. Bottino) LUNGOMARE FINE ANNI '80. (Foto di G. Bottino) LUNGOMARE FINE ANNI '80. (Foto di G. Bottino) Lo studio della Provincia di Messina (1990) individuò la profondità della spiaggia linea di riva al 1985, data del volo per la formazione della carta tecnica regionale. Tale profondità coincideva con quella riportata nella mappa catastale del 1929. Lo stesso studio calcolò in 200.000 mc il deficit di sabbia verificatosi tra il 1985 ed 1990, vale a dire 40.000 mc all'anno.  MAGGIO 1996. Si presentava così il lungomare di Capo d'Orlando: un fronte di oltre 400 metri privo di spiaggia ed il muro della carreggiata stradale crollato distrutto dalle mareggiate. MAGGIO 1996. Il muro del lungomare Andrea Doria ed il marciapiede distrutti e ridotti a macerie dalla violenza delle mareggiate. Solo la carreggiata stradale separava il mare dalle prime abitazioni del centro urbano. MAGGIO 1996. L'erosione si è spostata più avanti: ora non è solo il tratto antistante via Cordovena, ma tutto il litorale fino a Via Pirandello, un fronte di circa 400 metri, tutto dinnanzi all'abitato. 1996. Dopo anni di polemiche, si sbloccava finalmente il progetto redatto dai tecnici Provincia Regionale di Messina e finanziato dalla Protezione Civile Nazionale.  L'intervento si basava su una tecnica di difesa "morbida", e costituiva una novità rispetto agli interventi fino ad allora effettuati: furono messi in opera, a 30 metri dalla battigia e sotto il pelo dell'acqua, sacchi geotessili riempiti di sabbia in modo da costituire una base di sostegno per il successivo versamento di sabbia. Si trattò di un intervento sperimentale che favorì il ripascimento della spiaggia grazie ai versamenti di inerti effettuati; la barriera di sacchi venne demolita dal moto ondoso ma la sabbia contenuta nei sacchi entrò comunque nel bilancio sedimentario. L'ultimo tratto del vecchio lungomare Andrea Doria venne spostato a monte per eliminare l'effetto "riflettente" esercitato dal muro. Questa soluzione si rivelò molto efficace perché evitò che l'urto violento delle onde contro il muro della strada producesse la dispersione della sabbia e le forti vibrazioni avvertite nelle abitazioni soprastanti il lungomare.   Lavori per lo spostamento a monte del muro e della carreggiata stradale del lungomare Andrea Doria, tra via Cordovena e via Macello (oggi via A. da Messina). GIUGNO 1998. Dopo la posa dei sacchi geotessili pieni di sabbia furono versati 150.000 mc di sabbia prelevata dall'accumulo del porto. Inoltre, venne ricostruito il muro del Lungomare tra via Cordovena e via delle Pergole con l'impiego di palancole a ridosso delle fondazioni. GIUGNO 1998. Dopo i lavori la spiaggia riacquistò una certa profondità mettendo in sicurezza il Lungomare. Lo spostamento a monte della strada riportò la spiaggia ad una profondità tale da evitare che l'onda, frangendosi contro il muro, provocasse l'effetto riflessione trascinando verso il largo la sabbia. GIUGNO 1998. Per un certo periodo la spiaggia ricostruita si mantenne profonda ma, persistendo il blocco di sabbia a ponente, l'erosione riprese vigore e la spiaggia si assottigliò nuovamente. Nel 2000, la Provincia Regionale di Messina ottenne dall'Unione Europea il finanziamento del primo di una serie di interventi realizzati in alcuni comuni della fascia costiera. A Capo d'Orlando si realizzò un'intervento di "ripascimento protetto" integrato da 5 "setti" stabilizzatori, realizzati in modo tale da rallentare ma non bloccare del tutto il trasporto litoraneo verso levante. Nel corso dei lavori, vennero versati circa 200.000 mc di inerti provenienti da una cava vicina e circa 100.000 mc sabbia proveniente dall'accumulo creatosi al molo di sopraflutto al porto di Capo d'Orlando. La tipologia dell'intervento imponeva il monitoraggio e la manutenzione della spiaggia. Nel 2000, prima dell'inizio dei lavori di ripascimento, la spiaggia si presentava così. 2001. ... dopo i lavori di ripascimento. 2000. prima dell'intervento.... 2001. ..dopo l'intervento 2000. Prima dell'intervento.... 2001... dopo l'intervento. 2000 prima.. 2001 .. dopo l'intervento. 2000 prima... dell'intervento. 2001..dopo 2000. Prima dell'intervento. 2001. Dopo l'intervento. 2000. Prima dell'intervento. 2001. Dopo l'intervento. 2001. Vennero realizzati 5 "setti" stabilizzatori staccati dal muro di sostegno del lungomare, in modo tale da rallentare senza bloccare del tutto il trasporto litoraneo verso levante. 2001 2001 1999 2005. Il ripascimento artificiale non è, per sua natura, un'opera definitiva ma costituisce una soluzione temporanea, utile a ricreare una determinata profondità di spiaggia. Affinché tale profondità si mantenga nel tempo devono seguire interventi volti alla eliminazione delle cause dell'erosione e dunque al ripristino delle condizioni naturali. In assenza di tali interventi risolutivi, è necessaria una costante azione di monitoraggio ed una continua opera di manutenzione della spiaggia con periodici versamenti artificiali di sabbia . Titolo foto

 
 

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